

LA GASTRONOMIA NELL'ANTICHITA'
E LE SUE ORIGINI
Le fonti storiche narrano dei
cibi con i quali si nutrivano i popoli antichi, senza entrare, però,
nel merito di come questi fossero preparati .
In Egitto, nel III millennio a.C., una varietà di piccoli uccelli veniva
messa, senza alcuna cottura, in salamoia e consumata, quindi, cruda e fredda.
Le classi agiate amavano consumare carni stufate, e spesso si trattava di
piatti elaborati. Si suppone che proprio in Egitto venne prodotto il primo
pane lievitato. Nella Grecia nel XII secolo a. C., i guerrieri banchettavano,
come tramanda Omero, con carni cotte allo spiedo e con cipolle crude. In seguito
alla penuria di legname, alle carni vennero preferiti i pesci, che richiede-vano
cotture brevi ed economiche. E sempre in Grecia la gastronomia assunse sempre
più importanza e i privilegiati schiavi capocuochi supervisionavano
le cucine che ormai disponevano di numerosissimi recipienti adatti alle cotture
più disparate.
Le origini della gastronomia sono ignote; convenzionalmente
si ritiene che la storia della gastronomia muova i suoi primi passi da quando
l'uomo primitivo cominciò a cuocere le vivande. Si consideri, però,
che probabilmente in principio l'uomo era frugivoro e, pertanto, si nutriva
di alimenti che non richiedevano di essere cotti. Quando cominciò a
cibarsi anche di carne, questa veniva consumata cruda. La cottura dei cibi
avvenne dopo molto tempo dell'apprendimento delle tecniche d'uso del fuoco.
Con tutta probabilità, la cottura nacque in seguito a un incendio in
cui morirono bruciati alcuni animali; l'uomo se ne cibò accorgendosi
che le loro carni "cotte" erano più facilmente masticabili
e digeribili di quelle crude. L'uomo cominciò, quindi, a cucinare i
cibi esponendoli direttamente al calore, utilizzando rudimentali spiedi. Occorse
aspettare ancora molto tempo prima che fossero introdotte le pentole di terracotta,
contemporaneamente al passaggio dell'economia da nomade a stanziale.